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Festeggiare! Per voi, e.e. cummings

3 giugno 2010

Nuovo picco di visite in un giorno (ben 54, a giornata conclusa) per il blog dell’Idioteca. Come si potrebbero dunque remunerare i prodighi internauti? Bramano forse essi il solletichìo dei propri bassi istinti o piuttosto l’arte, la vita, l’amore?

Certo essi non sarebbero rinfrancati da volgarità quali un video in cui Carla Bruni sussurra “Mettimi un dito nel culo”, giammai! Perciò, al di loro spirito facciamo invece un raro dono: una poesia del poeta statunitense, trascendentalista e cubofuturista (guardate che è vero) e.e.cummings, che rinunciò alle proprie maiuscole. Detto componimento riflette intorno al danno causato dal farsi guidare, nella vita, da fatui imperativi moralistici che non possono che portare al rimpianto delle occasioni che non si colsero, ahinoi.

here is little Effie’s head/ whose brains are made of gingerbread

when judgement day comes/ God will find six crumbs

stooping by the coffinlid/ waiting for something to rise

as the others something did / you imagine His surprise

bellowing through the general noise/ Where is Effie who was dead?

-to God in a tiny voice/ i am may the first crumb said

whereupon the fellow five/ crumbs ckuckled as if they were alive

and number two took up the song/ might i’m called and did no wrong

cried the third crumb, i am should/ and this is my little sister could

with our big brother who is would/ don’t punish us for we were good;

and the last crumb with some shame/ whispered to God, my name

is must, and with the others i’ve/ been Effie who isn’t alive

just imagine it, i say/ God amid a monstrous din

watch your step and follow me/ stooping by Effie’s little, in

(want a match or can you see?)/ with the six subjective crumbs

twitch like mutilated thumbs; picture His peering biggest whey

coloured faces which a frown/ puzzles, but I know the way-

(nervously Whose eyes approve/ the blessed while His ears are crammed

with the strenous music of/ the innumerable capering damned)

-staring wildly up and down/ the here we are now judgement day

cross the threshold have no dread/ lift the sheet back in this way

here is little Effie’s head/ whose brains were made in gingerbread

Traduzione impoetica, ormai  di rito, per chi abbia fatto lo psicopedagogico ad Asti:

Ecco la testa della piccola Effie, il cui cervello è fatto di pan di zenzero; quando il giorno del giudizio arriverà, Dio (ci) troverà sei bricioline. Affacciandosi sul coperchio della bara, in attesa che qualcosa si alzi come anche altre cose hanno fatto -immaginatevi la sua sorpresa, mentre sbraita nel trambusto generale “dov’è Effie che è morta?”! E a Dio, con una vocina, io sono “è possibile“, disse la prima briciolina, mentre intanto le sue cinque amiche briciole chiocciarono come se fossero vive: e la numero due attaccò a cantare, mi chiamo “potrei” e non feci alcun male; urlò la terza briciola, io sono “avrei dovuto” e questa è la mia sorellina “avrei potuto“, con il nostro fratellone “avrei voluto” -non punirci, siamo state brave. L’ultima briciola, con un po’ di vergogna, susserrò a Dio, mi chiamo “devo” e con le altre eravamo Effie-che-non-è-viva. Prova ad immaginarti, dico,  Dio in mezzo a quel baccano mostruoso -fa’ attenzione e seguimi soffermandoti un poco su Effie (vuoi un fiammifero o riesci a vedere?) con le sei bricioline congiuntive che saltellano come pollici amputati; raffigùratelo che si piega con un viso colossale del colore del siero di latte e le sopracciglia aggrottate (nervosamente i suoi occhi approvano i benedetti, mentre le sue orecchie sono riempite dell’insistente musica degli innumerevoli birichini condannati) -che osserva terribile su e giù il -ehi, ci siamo!- giorno del giudizio e attraversa la soglia senza timore, solleva il sudario facendo proprio così -Ecco la testa della piccola Effie, il cui cervello è fatto di pan di zenzero.

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