h1

L’ora d’odio

2 luglio 2010

Ieri sera, in piazza Verdi a Bologna, dalla bocca di attempati critici letterari reciprocamente stimantisi si è udita proferire più volte l’espressione “odio di classe”. Essi hanno spiegato come qualcuno più importante e bravo di loro e di noi l’abbia usata, quindi devono avere ragione.

Io invece riflettevo intorno al mio ex-capo (chi c’era alla riunione nel giardino di Chiara e non era troppo fumato ricorderà). Vivono intorno a noi uomini vestiti in giacca a coste e camicie bianche, che-si-sono-fatti-da-sé; guidano SUV, tirano coca, hanno una gestualità teatrale ossessiva; hanno un immaginario plasmato dai concetti di onore, fedeltà e orgoglio: soprattutto conducono aziende per il cui rendimento immaginano che valga solo la determinazione che chi ci lavora ci mette, contro qualsiasi circostanza oggettiva. Non ci sono dipendenti, solo ‘protagonisti di un’avventura’; non ci sono diritti da rivendicare, solo mancanza di determinazione; non c’è distinzione tra lecito e illecito, solo occasioni sfruttate o mancate.

Meglio di qualsiasi descrizione probabilmente funziona questo, un uomo che sprona in modo autoritario dei venditori che hanno già venduto la propria anima al diavolo a cercare ulteriori margini di guadagno ricacciando indietro le critiche:

Costui è Luca Luciani, amministratore delegato di TIM Brasile. Guardatelo ancora, e ancora, imparatelo se potete. Val meglio di mille prediche di critici letterari. In più, è personalmente consolante il legame stretto tra l’avere la faccia come il culo e l’assoluta ignoranza in materia storica.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: