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A diciannove anni è morto Ovidio Franchi

7 luglio 2010

Ragazzi, una cosa. Non credo, o credo poco, ai trip sul tipo di “questo è un blog antifascista”, scritto a lettere maiuscole, i puntini di sospensione e poi 4 o 5 punti esclamativi. I blog antifà poi, per non parlare di quelli femministi, sono perfetti per i troll che vogliono solo fare casino.

Ciononostante, non si può passare sotto silenzio un anniversario importante: esattamente 50 anni fa, il 7 di luglio 1960, a Reggio Emilia, cadevano sotto gli spari della polizia 5 uomini: la loro colpa, manifestare in corteo con la CGIL e le forze della sinistra per protestare contro la repressione dei movimenti contro il governo Tambroni (monocolore DC) dei giorni precedenti. Gioverà ricordare che il quadro politico era di un avvicinamento tra la Democrazia

compagno cittadino fratello partigiano

Cristiana e l’MSI -leggi: fascisti- fino a prospettare un appoggio esterno e che a Genova, città medaglia d’oro al Valor Militare per la guerra di Liberazione, lo stesso MSI doveva celebrare il suo VI congresso, poi annullato per le imponenti manifestazioni antifasciste: questa l’atmosfera in cui si arriva al 7 luglio.

Le ricostruzioni variano in alcuni dettagli, ma quasi nessuno mette in dubbio che le forze dell’ordine abbiano prima attaccato la manifestazione pacifica, anche grazie agli ordini ministeriali che permisero il fuoco in situazioni d’emergenza, e messo poi in pratica quegli ordini al cominciare dei disordini veri e propri. Alla fine della giornata si conteranno 5 morti: Lauro Farioli (anni 22), Afro Tondelli (anni 36, ex partigiano), Emilio Reveberi (anni 39, ex partigiano), Marino Serri (anni 41, ex partigiano) e Ovidio Franchi, 19 anni.

Nessuno pagò mai in giudizio per quei morti. Il fatto fu però immediatamente sentito per quello che era: la saldatura tra l’antifascismo “storico” della Resistenza e quello nato nell’Italia repubblicana. Tra chi ha cantato quei tragici fatti, celebre rimane Fausto Amodei e la sua “Per i morti di Reggio Emilia”, che riproponiamo qui in una versione registrataper le celebrazioni di Duccio Galimberti. Molto bello è anche il racconto della storia che sta dietro alla canzone, riportato dallo stesso Amodei su ‘il manifesto’ del 7. Nulla da aggiungere.

E portate rispetto. E dimostratevi all’altezza.

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2 commenti

  1. […] già scritto: non è che ci teniamo particolarmente a fare un blog antifa’ e anche quando trattiamo di […]


  2. Mi è venuto in mente ora che si potrebbe anche leggere la canzone come un omaggio al Frex che ritorna finalmente tra noi… perché no, in fondo? Que viva el comandante Frey!



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