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Kierkegaard sui politici e i docenti

8 agosto 2010

Prima di andare a dormire, un paio di estratti dal “Diario” di Søren Aabye Kierkegaard (quel che leggevo a 17 anni, discorso già fatto):

i nostri politicanti sono come i pronomi reciproci greci che mancano del nominativo, del singolare, e di tutti i casi del soggetto: non si possono pensare che al plurale o nei casi obliqui.

(frammento 471 della numerazione Fabro dell’editio maior per Morcelliana del 1962-3, poi variamente aumentata)

Siccome poi molti di voi si muovono in ambito universitario, è interessante leggere che pensava dei docenti a lui contemporanei:

L’uomo comune io l’amo, i docenti mi fanno ribrezzo.

E’ stata proprio la categoria dei “docenti” che ha demoralizzato l’umanità. Se si lasciasse il mondo com’è in realtà, quei pochi che veramente sono al servizio dell’idea o che stanno ancora più in alto al servizio di Dio – e poi il popolo: tutto andrebbe per il meglio.

Ma c’è quest’infamia che tra gli eminenti e il popolo si intrufolano queste canaglie, questa masnada di briganti, che sotto l’apparenza di servie anch’essi all’idea, tradiscono i suoi veri servitori e confondono la testa al popolo, e tutto per spillare miserabili vantaggi terrestri.

Se non ci fosse l’inferno, bisognerebbe crearne uno apposta per i docenti, il cui crimine è precisamente anche di tal fatta che non si può facilmente punire in questo mondo.

(frammento 3059)

Amen (chissà che scriverebbe se avesse un blog al giorno d’oggi, il Kierkegaard -citazione da qui). Vi risparmio la violenza verbale che esercitanei confronti dei giornalisti in svariati luoghi; se v’interessa, l’acquisto è sempre consigliato – l’edizione ridotta del Diario nella BUR costa 9,50 euri. No?

Anche qui, bonus audiovideo (di carattere scemo, a ‘sto giro):

  • S. A. Kierkegaard, “Diario”, a cura di C. Fabro, Milano, Rizzoli 2000
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