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“Dateve ‘na mossa” sto par de *@££&, signora

8 ottobre 2010

Io, per esempio, a questa qui (che in soldoni se la prende con questo -che sono poi 1 e 2) risponderei così. Ma con più insulti, forse.

P.S. Poteva non mangiarci sopra Repubblica.it? Come poteva?

P.P.S. Almeno su una cosa, però, ha tutta la ragione del mondo: “Lasciate le pigrizie catalane di Barcellona […]”. Ecchecca220.

Che ne pensano di tutto il tema i miei 24 lettori? La moderazione si riserva il diritto di aggiungere insulti casuali alla Palombelli nei vostri commenti.

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3 commenti

  1. Io la Palombelli non la reggo proprio. Ascolto il suo programma quasi ogni giorno alla radio, sperando ogni volta che parli almeno di qualcosa di interessante. Il problema è che poi, anche quando azzecca un tema di discussione, lo banalizza in maniera agghiacciante, senza vergognarsene minimamente.

    Personalmente, sta sul ca22o anche a me il “oh, fratello, vado tre mesi a Granada per cercare me stesso, qui per noi non c’è un cazzo. Passa ‘sta canna…”.

    Il dilemma, per noi (ci sono anch’io in questo “noi”, come molti che conosco) che pensiamo o abbiamo pensato di andarcene, o siamo effettivamente andati all’estero per lavoro, mi sembra essere una specie di scelta obbligatoria, un bivio: il coraggio di partire o la paura di restare?
    Ricominciare, mandando a fanculo il marcio e la corruzione, con annessi nepotismo e raccomandazioni varie, che si sono in italia (sacrosanto, non-biasimabile), oppure sbattersi, crederci, lottare e prepararsi per giorni bui e ancor più bui (sacrosanto, ammirevole)?

    Personalmente, credo nell’impegno politico (in senso di socio-politico, resistente, ma con stile, partigiano ma disponibile al confronto) e propendo per la seconda opzione, riservandomi però di fuggire se e quando lo riterrò necessario. No dài, scherzo.

    Una cosa mi pare importante: non facciamoci spaventare da prospettive di basso reddito.Non dimostriamo che ha ragione chi parla di noi nei termini di mammoni viziati. Facciamo buon viso a cattivo gioco. Credere nella giustizia sociale significa anche credere di poterne sopportare il peso (almeno fin quando non è consolidata- campa cavallo). Siam giovani e robusti.

    E poi a me piace un sacco l’idea di scendere in piazza e conversare in dialetto col lattaio (ovvio che dipende anche di cosa si parla). Lo ritengo forma di partecipazione sociale micropolitica. E questo, col carroccio, non c’entra nulla, anche se sono veneto.

    Interessante l’opinione di Dario Fo sul tema. Ne parlò a Roma l’anno scorso al No-B Day, dal palco al fianco di sua moglie.

    ciao


    • Grazie Matte, vero aficionado del blog.
      Diciamo che il cliché delle battute sulla Palombelli è la solita osservazione (che trascende facilmente in un leggero sessismo) sul Rutelli-marito; però quando aveva l’ultima pagina di Sette riusciva a scrivere una serie di banalità impressionanti in ogni articolo.
      Il video di Fo&Rame di cui parlavi è questo?

      Per il resto, credo che, per parafrasare la tua formula, esista anche una paura di partire: non tutti hanno la stessa apertura mentale che cerchiamo di mettere nella nostra beneamata rivista e se il conformismo dilaga anche nella nostra generazione credo che sia perché non siamo del tutto immuni da una certa schizofrenia. Mi spiego: non credo che l’esterofilia ‘a prescindere’, come direbbe Totò, sia in fin dei conti tanto diversa dall’atteggiamento di chi non è mai uscito dal proprio paese ed esalta il particolarismo come modo di vita.
      Chi è andato in qualche altro paese per lavoro lo ha fatto a partire da una precisa situazione di mancati sbocchi lavorativi e credo sia più ‘titolato’ a parlare rispetto a chi ha un’idea preconcetta di cosa sia migliore (tutto, direbbero, tranne ovviamente la cucina) e cosa sia peggiore all’estero che in Italia. Non vorrei che la Palombelli tra gli altri rischiasse di far passare per anticonformismo quello che può (può) essere semplicemente miopia.

      Non so; dovremmo abituarci a pensare che, molto più che prima, esistano molti che passano un periodo di studio/lavoro all’estero, ritornano, fondano famiglie, riespatriano etc. Solo che non sono più i veneti o i campani che andavano in Germania, ma i figli istruiti della classe media: impariamo a farci i conti. Poi la storia dà verdetti diversi da quelli che possiamo immaginare: l’immigrazione interna degli anni ’50-’60, se ha spesso privato il Sud delle sue menti e braccia migliori, ha arricchito o impoverito il paese nel suo complesso? Ragioniamoci.

      Ah, tutto quel che ho scritto sopra vale solo per chi ha un passaporto comunitario, ovviamente 🙂


  2. E ricordate: condividere gli articoli su Facebook migliora la speranza di vita e ritarda l’invecchiamento della pelle.



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