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Bentornato Sfruttamento!

10 ottobre 2010

Giuseppe Agrello, ex operatore precario della Phonemedia, azienda leader dei call-center in Italia, ci racconta la sua esperienza in una delle attività più comuni fra i giovani, ci spiega il motivo di questa diffusione e prova a smontare punto per punto il mito di un lavoro che prima ti sembra straordinario e poi…

di Mirko Roglia

Giuseppe, in cosa consisteva la tua mansione alla Phonemedia?

Bisognava contattare aziende o esercizi commerciali e proporgli un’offerta pubblicitaria che sarebbe stata inserita sull’elenco delle PagineGialle. Praticamente dovevo vendere spazi pubblicitari, anche se spesso più che una vendita era un adescamento.

Perché?

Perché non avevamo uno stipendio, ma venivamo pagati per ogni contratto registrato. Perciò, sotto le pressioni dei cosiddetti “team leader”, sei naturalmente portato a raccontare una favoletta al cliente, che poi si rivelerà fasulla, a circuirlo fino a che non accetterà il contratto, garantendoti quel po’ di guadagno.

Stiamo parlando di truffa?

Più o meno. Le operazioni di Phonemedia sono sempre state condotte sul filo della legalità, senza mai esagerare. Al cliente era proposto uno spazio e se lui lo accettava si effettuava una registrazione vocale in cui, al posto dell’esatta definizione dello spazio, si doveva dire una semplice sigla, che il cliente chiaramente non capiva e che accettava, anche se in realtà corrispondeva ad uno spazio più costoso. Poi, una volta registrato il contratto, il cliente di solito accetta comunque.

E sono in molti ad acconsentire?

Abbastanza. Una delle prime tecniche che ti insegnano è quella di mostrare al cliente l’annuncio pubblicitario di un suo diretto concorrente… è più facile che il cliente accetti.

E chi sono in genere gli operatori?

Soprattutto universitari, che vedono in questa occupazione la possibilità di coltivare anche gli studi, dato che spesso si tratta di un part-time di 4-5 ore. Ma la favoletta svanisce in fretta.

All’inizio com’è?

Le prime volte ti senti propositivo poi è martoriante. I capi ti assegnano un portfolio di clienti che hanno già rifiutato l’offerta per ben due volte, il tuo compito è importunarli per una terza. La chiamano “palestra”…

Quali sono esattamente i problemi per un lavoratore di call-center?

Paga irrisoria, condizioni stressanti, licenziamenti senza giusta causa, pressioni dei dirigenti per raggirare la clientela, atmosfera di competizione fra lavoratori ed una precarietà senza confini.

Detta così sembra che non ci siano lati positivi…

Infatti. Partiamo dalla paga: uno spazio pubblicitario sugli elenchi PagineGialle ha un costo che oscilla, a seconda di posizione e dimensioni, dai 300 fino ai 20mila euro. L’operatore, per ogni contratto piazzato con successo, incassa 24 euro. Fissi! Ciò significa che il reale valore del contratto non è ripartito sulla retribuzione dell’operatore, che rimane sempre la stessa. Per ogni contatto utile invece (chiamata da almeno 30 secondi) l’operatore prende 60 centesimi.

Cosa intendi per ambiente competitivo?

Si cerca sempre di fregare il proprio compagno. Non c’è unità né amicizia fra callcenteristi. Le condizioni contrattuali spesso sono diverse, anche se la maggior parte delle “assunzioni” sono a progetto. Ci sono dei premi individuali che acuiscono un agonismo malsano fra i dipendenti, che possono fidarsi solo di sé stessi. In due anni ho visto transitare più di mille persone, la precarietà fa la ricchezza dei proprietari.

Che giudizio ultimo puoi dare sui call-center?

Non consiglio a nessuno questo lavoro. Ti toglie la vitalità e ti sfrutta. Ho visto delle amicizie di vecchia data definitivamente rovinate dal lavoro comune in un call-center. È l’ultima frontiera dello sfruttamento moderno.

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