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Fwd: Falla girare (ancora sul 14 dicembre)

13 dicembre 2010

…data di cui s’è scritto qui. Ci scrive una nostra valente redattrice:

Qui a Parigi si è creato un gruppo di studenti per la maggior parte italiani, erasmus e non, che sta cercando di organizzare delle iniziative per manifestare il proprio dissenso alla riforma Gelmini. […]
Il 30 Novembre, come sapete, siamo riusciti a stendere uno striscione sull’Arco di trionfo e in questi giorni ci siamo riuniti in una serie di assemblee per organizzare altre iniziative in vista del 14 dicembre, che ci piacerebbe coordinare con l’italia e con gli altri studenti italiani che si trovano in Europa.

Ecco, vi chiederei, se potete, di diffondere il più possibile attraverso le vostre reti e i vostri canali di contatti sia in Italia ma anche in Europa (internet, forum, social network, amici, associazioni, giornali grandi e piccoli, voi stessi).

Chi siamo noi per negarle questo? Il testo dell’appello, dunque:

Siamo studentesse e studenti, precari e precarie della conoscenza, 

che hanno deciso di lasciare il proprio paese, che partecipano a progetti di scambio culturale, che sono alla ricerca di lavoro e di speranze. Siamo parte di una nuova generazione di migranti nell’Europa che si dichiara dei diritti , ma che ci tratta come merci.

Senza alcun sostegno al reddito, schiacciati tra la precarietà delle relazioni produttive e sociali, siamo la prova vivente del fallimento dell’europa sociale e delle conoscenze, delle politiche neoliberiste che negli anni hanno deturpato e privatizzato i beni pubblici svendendoli all’ideologia della crescita. Un’Europa asservita agli interessi delle imprese e delle banche che con i GATS, la direttiva Bolkestein ha minato alla base l’idea stessa di cittadinanza europea, privandola di ogni significato reale, diffondendo precarietà e nuove povertà.

Siamo la generazione vittima dell’idea del produttivismo, della iperspecializzazione, della selezione sociale mascherata da meritocrazia. Vittima di università e scuole che assomigliano a prigioni, che cadono a pezzi, prive di ogni legame con il territorio, che dispensano nozioni e formule sorde all’innovazione e ai bisogni dei principali protagonisti: le studentesse e gli studenti. Conoscenze ridotte a merce di scambio attraverso il sistema del credito, frutto del processo di Bologna e della carta di Lisbona, legate a doppio filo alla dequalificazione dei saperi, l’aumento del costo d’istruzione e a maggiori sbarramenti all’accesso. Dall’altra parte l’Italia ha deciso di smantellare il diritto allo studio e il sistema pubblico di istruzione, di investire nell’istruzione privata, in un paese governato da logiche clientelari e discriminanti, con l’ovvio obbiettivo di ripristinare una visione della società gerontocratica e con forti divaricazioni sociali.
Una Italia che invece di puntare sulla ricerca pubblica, ne ha tagliato le gambe, aumentando il numero di dottorandi senza borsa e ricercatori a contratto, bloccando le assunzioni e chiudendo corsi di studio. […]

se volete sapere come continua trovate QUI

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