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Quattordici per cento -come dire paghi 7, prendi 1.

20 dicembre 2010

Anche i redattori di Mumble, che hanno una rivista e un sito molto migliori del nostro (noi possiamo solo rispondere mettendo gif sceme e pesanti come sfondo del blog) riflettono sullo stato presente di cose a partire dalla partecipatissima manifestazione di martedì 14: rappresentanza, condizione giovanile, violenze, (contro)riforma dell’Università, un po’ come s’era cercato di fare noi qui.

Nel frattempo un’altra cosa meritevole di lettura la scrive Marco Rossi Doria sul suo blog. E con questo abbiamo finito per un po’, almeno in attesa di guerriglia postatomica fatta con scorie nucleari tossiche.

Cogliamo invece lo spunto dell’articolo segnalato per fare un po’ di riflessioni.

Questo perché lunedì scorso è uscita una notizia che avrebbe meritato qualche approfondimento in più da parte di stampa e TV: sono usciti sulla stampa i dati di uno studio dell’INPS con le proiezioni sulle pensioni di chi lascerà il lavoro nel 2037, quando sarà entrato a pieno regime il sistema contributivo della riforma Dini. “La verifica tecnico-attuariale con le stime fino al 2037 è contenuta in una quarantina di dossier che fotografano l’evoluzione delle pensioni di ciascuna categoria, accompagnati da una relazione generale: documenti licenziati lo scorso settembre ma finora non divulgati dall’Inps.”

Riportiamo dunque qualche dato: nel 2037, quando molti di noi avranno ancora un bel po’ di anni di lavoro davanti e Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Massimo Calearo Ciman, Luca Cordero di Montezemolo (ma anche Massino d’Alema, Walter Veltroni etc.) saranno già da un po’ un mucchio di ossa decrepite e rose dai vermi che aggiungono fosforo all’aria (questo, ricordiamocelo SEMPRE, tanto loro non se lo ricordano finché non è troppo tardi). I dati sono questi:

Oggi come oggi, le pensioni dei lavoratori dipendenti equivalgono – in media – al 52% della retribuzione. Dopo essere saliti al 54% rispetto alla retribuzione nel 2015, gli assegni targati Inps destinati ai dipendenti nel 2037 arriveranno a coprire il 46% dell’ultimo stipendio.

Non andrà meglio agli artigiani: oggi la loro pensione vale, in media, il 50% del reddito annuale (nel 2015, il 53%); nel 2037, invece, l’assegno pensionistico equivarrà al 43% della retribuzione. Numeri simili sono quelli che riguardano i commercianti. Quest’ultima categoria oggi gode di pensioni che, in media, coprono il 46% della retribuzione (valori che saliranno fino al 52% nel 2017), mentre nel 2037 si dovrà accontentare del 44% (ossia, 21mila euro di pensione contro 48mila euro di reddito da lavoro).

Che già non è esattamente un bottino, in più ci si dovrebbe mettere che nel frattempo sono scattati ulteriori aumenti dell’età pensionabile (riforma Maroni dell’anno scorso). Naturalmente ci sono molte cose, nel dossier: si parla dell’aumento del disavanzo complessivo dell’INPS (che è in attivo a livello di solo rapporto tra salari e pensioni, ma deve tenere dentro anche le casse integrazioni, gli assegni sociali etc.), di come tutta la riforma della gestione separata dei fondi-pensione voluta da Prodi sia stata una via di mezzo tra una montatura e una solenne michiata,

Enrico Marro, sul Corriere, viene poi alla parte più interessante del dossier: per i parasubordinati, cioè cococò, cocoprò, lavoroinaffitto, telelavoro e tutte quelle belle cose progressiste che compiono ai nostri danni da Treu in poi…

Qui le stime dicono addirittura che nel 2037 la pensione media sarebbe pari al 14% della retribuzione.

Quattordici per cento.

Ma si tratta di un dato poco significativo, perché tiene insieme tutto. Bisogna infatti considerare che nella gestione dei parasubordinati bastano 5 anni di contributi per maturare una pensione, fosse anche di pochi euro al mese. Si tratta cioè di un calcolo teorico che non distingue tra contribuenti esclusivi e chi ha un lavoro ma versa anche in questa gestione per consulenze o prestazioni accessorie alla sua occupazione principale. Insomma, per farsi un’idea di quale sarà la pensione di un precario tipo, uno che cambia più volte lavoro con numerosi intervalli di disoccupazione, meglio rifarsi ai vari centri di ricerca che stimano un grado di copertura fra il 36 e il 50-55%.

Ah, bè, vacche grasse allora! Ma proseguiamo nella lettura:

Molto più interessante, invece, la parte sui conti. Nato nel ’96, il fondo per i lavoratori atipici è vissuto finora e lo farà ancora a lungo quasi esclusivamente delle entrate contributive. Solo dal 2031 verranno pagate pensioni con 35 anni di contributi. Per questo la gestione vede attivi crescenti. Quello d’esercizio dagli attuali 8 ai 17,6 miliardi del 2037 mentre quello patrimoniale salirà fino a 438 miliardi. Questi attivi sosterranno ancora a lungo i conti Inps. Anche se, si sottolinea, «la dinamica dei saldi, per quanto cospicui e in sistematica crescita, non è mai sufficiente ad assorbire l’enorme deficit creato dalle tre gestioni speciali dei lavoratori autonomi»: artigiani, commercianti e coltivatori diretti. Sarà sufficiente l’ultima stretta?

Tradotto: stiamo pagando la pensione ai nostri genitori, anzi, a quelli dei nostri genitori che stanno meglio, NESSUNO la pagherà mai a noi.

Ah, ma chiaramente chi manifesta in piazza dicendo che non abbiamo un futuro è un coglione strumentalizzato dalle sinistre.

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