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Chiunque sia disposto a candidarsi al governo dovrebbe esserne automaticamente, per definizione, interdetto.

10 gennaio 2011

Il titolo è una citazione di cui appena torno a casa controllo la fonte. Sfido chiunque a darmi torto, comunque. Un’altra citazione altrettanto vera e che amo molto è

È un peccato che tutte le persone che saprebbero come far funzionare il paese siano troppo occupate a guidare taxi o a tagliare capelli.

George Burns

A me è sempre sembrata una grande verità.

Insomma, tutto questo per dire che sono a me Vendola convince poco o nulla e lo dico da persona che comprende e sa interpretare perfettamente ciascuno dei sui riferimenti e delle sue citazioni, biblici, foucaultiani o altro che siano: questo non li rende meno astrusi o meno difficilmente interpretabili per il grande pubblico o spinge una sola delle persone che non siano già enormemente obnubilate dal suo (?) carisma a votare per lui.

Vedete se voi se guardandovi i video dell’intervista di Fazio a Vendola sul Post, nei commenti ai quali c’è anche un “dibattito” interessante rimanete con l’impressione che sia stato detto qualcosa. In sintesi, non sta dicendo qualcosa, dei periodi che contengono affermazioni veramente denotative: sta facendo il Vendola, sta essendo Vendola, esattamente come Di Pietro non dice delle cose, ma fa il Di Pietro (infatti anche un generatore automatico può parlare come lui). E Vendola tutte le volte che parla ripropone ed alimenta quel maledetto stereotipo del Sud aperto,accogliente verso gli immigrati, col mare, la pizzica, il pane fatto come una volta, il ritmo nel sangue, la dignità dei poveri etc. Stereotipo che oltre che infastidirmi in quanto tale viene costantemente riproposto dagli studenti salentini di Lettere a Bologna (a pensarci, la si potrebbe mettere anche così, in effetti: “Vendola inoltre approfitterebbe a pieno titolo di quell’ondata di garantismo umanitario che sta collocando le più bistrattate e disparate minoranze sociali a capo dei governi di mezzo mondo. Stati Uniti? Un negro. Germania? Una donna. Israele? Un ebreo.“)

In una tagliente e sapida (e che fa ridere: almeno, a me ha fatto sorridere, che di questi tempi non è poco) recensione di Erri de Luca da parte di Guido Vitiello, titolare del blog letterario Unpopperuno, sul sito di Internazionale leggiamo

Questa retorica delle viscere, della carne e del sangue si sposa a meraviglia a tutta una retorica della terra, delle radici, dei sapori (una specie di Slow food letterario partenopeo, altrettanto reazionario – e qui torniamo ai broccoli), la quale a sua volta fa da supporto a una retorica politica terzomondista e populista, in tutte le accezioni possibili. Per inciso, si tenga d’occhio questo intreccio di retorica e di viscere: con accenti diversi lo si ritrova, per esempio, nel buon Saviano e in una dozzina di altri scrittori, e insieme ad altri apporti ha contribuito a creare quel monstrum linguistico che è l’oratoria politica di Nichi Vendola, che si potrebbe battezzare New Apulian Epic.

Io non saprei aggiungere altro. Anzi, forse sì, beccatevi questo “leffico famigliare“.

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