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Avere degli impedimenti ancor più legittimi.

13 gennaio 2011

Beh, insomma, se ‘sta cosa del legittimo impedimento è davvero andata così (nel momento in cui scriviamo ci sono solo attendibili leaks), direi che è un bene.

Due cose, però: la prima è che, come si è parlato per mesi, all’epoca, di quanto e perché B. fosse cattivissimo per volersi mettere al di sopra della Legge -come se lo spregio del diritto in questo paese arrivasse solo da una leggina ad hominem- ho ragione di temere che adesso sarà di nuovo così: e via dibattiti, articoli di giornale, soprattutto -purtroppo- persone a tutti i livelli che ne parlano per strada, sull’autobus, al bar, fra amici, con Marco Travaglio citato come il Vangelo Eterno (per dire, questo Travaglio), “e certo voi comunisti che sapete solo gioire di quando le cose vanno male agli altri come se non fosse giusto che quando uno governa deve governare e basta”, Pecorella dice che, Ghedini dice che, Di Pietro dice che ma in molisano.

Ve lo dico in anticipo: non vi ascolterò né parteciperò ai vostri discorsi.

Non lo farò per la seconda delle cose che voglio scrivere: quando la Corte Costituzionale bocciò il primo “lodo” Alfano(ché di lodo si dovrebbe parlare in caso di arbitrato e non di legge, e la metafora reggeva ancora solo quando vi era un accordo tra maggioranza ed opposizione in merito) mi trovavo per caso davanti al palazzo della Consulta: da buon snob radical chic facente parte dell’élite di merda uscivo da una mostra alle Scuderie del Quirinale, la Corte Costituzionale è lì davanti.

Insomma, prima circola l’indiscrezione dai siti d’informazione e per un po’ tutti a mangiarsi le mani in attesa di qualcosa di ufficiale. Dopo un po’, dal portone grande sempre del palazzo romano, esce un tizio dall’aria dimessa, in livrea e con un foglio in mano. Frotte di giornalisti (anche stranieri) con tanto di troupes e con taccuini iniziano ad agitarsi forsennatamente intorno a lui.  Da lì partono i lanci d’agenzia, con le telefonate, i servizi sulle reti all-news, gente in festa che sventola una copia della Costituzione italiana, alcuni si abbracciano, altri telefonano agli amici, altri cercano di comparire alle spalle dei giornalisti per finire in tivvù.

Passano due turiste spagnole che mi chiedono che ciufolo stia succedendo e io rispondo loro, in inglese, più o meno così (rimango sullo stesso livello di complessità che ho prospettato loro in una lingua che padroneggio, ma che non è la mia): che il Presidente del consiglio dei ministri italiano ha molti processi pendenti e così ha ottenuto una legge che li sospendeva fino alla fine del mandato; le opposizioni di sinistra si sono opposte e così la Corte Costituzionale ha dovuto decidere se la legge fosse accettabile o no e adesso la sentenza dice di no.

“Ok, thank you”, so they said. E se ne andarono giù per via della Dataria, nel tramonto di Roma.

Avevano di meglio da fare e non sono state un solo momento a pensarci, credo. Io mi sono rimesso a pensare alla mostra sulla pittura della Roma imperiale che avevo da poco finito di vedere, per dire.

[EDIT: vi aggiorniamo. Indiscrezioni confermate, in ogni caso: non che non sia una gran buona notizia. Ma citiamo ancora dal sito de La Repubblica:

Il Popolo Viola. Esultanza dei Viola davanti al palazzo della Consulta, dopo aver appreso la notizia della bocciatura parziale della legge sul legittimo impedimento. Una delegazione ha stappato una bottiglia di spumante e sventolato il Tricolore scandendo ‘Viva la Costituzione italiana‘. “La decisione della Consulta -ha sottolineato Gianfranco Mascia in rappresentanza del Popolo Viola- è una vittoria per gli italiani. Dobbiamo togliere il tappo dall’Italia: la legge -ha ribadito- è uguale per tutti”.

“Togliere il tappo”, ma che battuta proprio divertente! In parte però, hanno ragione a non avere di meglio da fare lì davanti: la attuale mostra sui pittori del Risorgimento alle scuderie del Quirinale non è un granché.]

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