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Wicenza!

16 gennaio 2011

La sera di oggi, domenica 16 gennaio, si svolge a Vicenza una fiaccolata molto particolare.
Chi ricorda il movimento No Dal Molin? Seppure la sua visibilità nei media mainstream nazionali sia scemata parecchio rispetto agli inizi, esso va avanti e si confronta con le nuove sfide causate dall’inizio dei lavori di allargamento della base americana.
Conviene fare un po’ di storia: siamo a fine 2006 e dall’estero l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi dichiara candidamente che l’allargamento della base NATO situata alla periferia (ma neanche poi tanto, a ben vedere) del capolugo berico sarebbe cominciato a breve, che non era in discussione e che il piano dei lavori era quello presentato dagli USA stessi, cioè un raddoppio della superficie. Detto questo, molta gente, a Vicenza e no, si incazzò alquanto e per delle buone ragioni: a partire dall’articolo 11 della Costituzione, se volessimo fare i raffinati, visto che i generali della base alla domanda “ma da qui partiranno anche i bombardieri per l’Afghanistan?” risposero “FUCK YEAH!”; l’opportunità di costruire una *@%%# di base militare enorme a pochi chilometri dal centro città (e da una città con un centro storico -tipo- patrimonio Unesco); nessuna garanzia offerta dal piano sulla tutela dell’acquifero sottostante Vicenza, che anzi studi indipendenti dicevano a serio rischio di compromissione; nessuna chiarezza sul tipo di armamenti in dotazione agli aerei della base (per dire: petardi? missili di precisione? “bombe intelligenti”? Uranio impoverito? Così, per sapere).
Il governo fa spallucce, dice “la base si farà, ma sul tema della servitù militari sul suolo italiano apriremo una conferenza internazionale”. Il problema è che questo ordine di risposta manca completamente il punto: a Vicenza si parla di una gigantesca questione insieme ambientale, di visione dei rapporti internazionali e democratica -dato che tutto ciò passa bellamente sopra la testa dei cittadini che dovranno bere l’acqua e respirare l’aria di quei luoghi. Si aggiunga che l’allora giunta Hullweck, di centrodestra, era favorevole alla base (“gli americani ci portano il lavoro!”) e contraria a riconoscere la validità di un eventuale referendum consultivo che permettesse di sondare le opinioni della popolazione.
Che succede dunque? Succede che il 16 gennaio 2007 si svolge a Vicenza una riuscita e partecipata manifestazione contro la base: è l’inizio di un movimento più ampio e allargato, con le radici in città ma lo sguardo rivolto alle dinamiche del mondo esterno. E allora ci si dice, “rilanciamo”: manifestazione nazionale per sabato 17 febbraio 2007. I giornali e il governo nazionali impazziscono (sul serio!) e agitano per settimane lo spettro di Brigate Rosse (va detto che erano stati fermati poco prima dei sedicenti neobrigatisti), violenze, black bloc, facinorosi, infiltrati. Viene da dire che per fortuna 4 anni non sono passati invano e oggi il clima intorno alle manifestazioni è tutt’altro.
Il risultato è questo:

200.000 e più persone che sfilano pacificamente, vicentini di tutte le età insieme a manifestanti venuti da tutte le parti d’Italia, dalla Val Susa a Reggio Calabria.

Adesso facciamo un cosa alla Animal House: cos’è successo in questi 4 anni? In questi anni sono successe molte cose: il presidio permanente No Dal Molin è diventato una realtà organizzata e radicata in città ed ha avuto modo negli anni di organizzare molte iniziative, manifestazioni, festival… L’annunciata conferenza sulle servitù militari non vi fu mai, visto che il governo Prodi cadde una prima volta (per finta) di lì a poco proprio sulla politica estera. Paolo Costa, il commissario nominato dal governo per sovrintendere alla costruzione e della base per correggerne eventuali difetti, storture, mancanza di valutazioni preventive etc. ha perlopiù fatto sì che i lavori potessero proseguire in spregio alle cose appena citate, compresa -tipo- la Valutazione d’Impatto Ambientale. Una giunta di centrosinistra, meno sdraiata sul progetto della base, ha preso il posto della precedente e vi siedono anche consiglieri della lista No Dal Molin.Il progetto presentato all’inizio dalle forze NATO è cambiato e ora si estende su un’area più piccola, mentre sul resto dell’area Dal Molin sorgerà il Parco della Pace. I lavori alla base sono partiti puntuali, e il cantiere ora avanza a tempo di record.Dopo le recenti alluvioni nel vicentino, c’è anche chi s’è chiesto se fosse poi ‘sta grande idea costruire una base militare lì: nessuna risposta da parte dei soliti noti. Così qualcuno più malizioso s’è chiesto se per caso non possa esserci un legame tra una devastazione dovuta al cedimento (tuttora non chiarito fino in fondo) di alcuni argini e la cementificazione di un’area enorme: malizia, ovviamente -ma anche in questo caso nessuna risposta. Chi ne volesse sapere di più trova un appello qui.

La bella intervista di Orsola Casagrande a Olol Jackson (uno dei portavoce del movimento) la trovate qui.

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3 commenti

  1. No, scusa,

    anche a quelli che non son costretti?


    • No, a loro no: se accettano di vivere in mezzo ai veneti e alle venete, se la cercano.


  2. Questo post è idealmente dedicato a tutti i veneti dotati di raziocinio e che sono costretti a vivere in Veneto.
    Update: ho anche inserito la foto dell’articolo del manifesto dello stesso giorno con i titoloni dei quotidiani di tutti gli orientamenti gridanti PANICO PAURA.



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