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La morale è: don’t ride alone.

31 gennaio 2011

Mi è toccato un pranzo con i parenti in cui da un certo punto in poi si è parlato solo del biglietto orario dell’autobus che da domani 1 febbraio passa a costare da 1,00 a 1,20 euro e di come a questo aumento (aggravato dal fatto che fare il biglietto in autobus non costerà più come comprarlo in tabaccheria, ma verrà 1.50) non corrisponda alcun miglioramento di servizio, anzi.

Adesso c’è il CIVIS, cioè, non è che c’è già, ci sono i lavori del CIVIS. Da anni. Ovunque. Due settimane fa, nello specifico, sono iniziati i lavori su via Mazzini, la strada urbana che ospita da sola buona parte del traffico veicolare verso la periferia est e il comune di San Lazzaro di Savena. La prima mattinata di lavori è stata l’anarchia, con autobus autoarticolati che si bloccavano nelle curve, anziani pedoni nel panico che tampinavano gli ausiliari del traffico, macchine in doppia fila (cosa io pensi della doppia fila si legge qui a fianco), traffico deviato su vie laterali inadeguate, motorini che cercavano di sfangarsela sotto gli occhi dei vigili.

Diciamo che questi anni di lavori sarebbero giustificati, chessò, se portassero automaticamente la pace perpetua tra le nazioni. Invece servono a costruire le infrastrutture necessarie a 4 linee di tram, perché il CIVIS altro non è che un tram su gomma, controllate. Un tram a lettura ottica, che in quanto tale non si può arrestare al di fuori delle fermate consentite e per questo avrà tutti i semafori sincronizzati: ding dong, tutti rossi, passa lui. Eh, ma se c’è un imprevisto e deve frenare? Ci pensa l’autista, che a bordo non deve fare assolutamente una mazza se non controllare. E leggere la Gazzetta, immagino. Ma se può andare solo più o meno dritto come fa se c’è una rotonda troppo grossa? Ci passiamo sotto, che problema c’è?!

Ora, con questo non sto dicendo che già che ci si è speso i milioni su ‘sta cosa non ci si debba finire di togliere il dente piuttosto che pagare milioni di penale. Non voglio dire che non siano dei ridicoli cazzoni gli esperti di sa-il-cazzo-cosa che hanno paventato il rischio di crollo delle Due Torri. Solo che è un progetto ridicolo, costoso e sproporzionato, lasciato indietro dalla stessa casa produttrice e che s’inseriva in un piano per la mobilità a Bologna del tutto fuori scala. Per dire, era quello che comprendeva (oltre a nuove fermate ferroviarie -in effetti in via di realizzazione- cui sarà dedicata la stazione di superficie non appena finiranno di costruire i tre piani tre di quella dell’AV sottoterra) la metrotramvia, per la quale si era sbloccata una tranche di finanziamenti e poi più nulla, il people mover cioè la monorotaia costruita da CCC che andava dall’aeroporto alla stazione E BASTA, con l’unico risultato di fare aumentare il valore dei terreni su cui passa, più ancora altri progetti persisi per strada.

Tutto questo per una città con un centro medievale con le strade larghe poco più del culo di un cavallo, ché a quello servivano, e costruita su due (due) soli assi: quello est-ovest della via Emilia e quello Nord.

Che poi, in teoria bisognerebbe riconoscere delle ragioni a quelli di ATC. In fondo, il biglietto non sono loro che lo aumentano, ma il Comune (commissariato e in vena di tagli al sociale); la recente fusione con l’ATCF ferrarese ha permesso di risparmiare un po’ (con tagli al personale e aumento dei turni per gli altri, ma qui stiamo ragionando come se fossimo dei fottutissimi ingegneri gestionali); hanno assunto come cocoprò gente a caso a cui far fare i controllori; e, pur essendo controllati politicamente in modo squallido, hanno cercato di incentivare come possibile il bike sharing e promuovere il car sharing.

Certo che, se solo l’avessero promosso con lo stile di questa pubblicità “patriottica” degli USA degli anni ’40…

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One comment

  1. Il sottinteso di questo articolo è: avevo quest’immagine di cui dovevo assolutamente fare qualcosa e così mi sono detto “scriviamo un articolo sul car sharing”, ma poi non ne sapevo niente ed è venuto fuori un pistolotto populista (sanamente populista, in questo senso qua) contro il CIVIS, ché c’ho lo scazzo di dover tornare a casa sempre su via Leandro Alberti.
    In effetti così però è quasi un non sequitur. Vabbè.



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