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I’m the first mammal to wear pants, yeah.

2 febbraio 2011

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La cosa strana e bella insieme del vedere le reazioni della gente in piazza Tahrir al Cairo subito dopo il discorso di Mubarak (in cui ha annunciato molte cose: tra queste, che non si ricandiderà alle prossime elezioni) è capire come forse non se l’aspettassero neanche loro una cosa così: o meglio, non funziona come ad una partita, dove se vinci o se perdi gli schemi comportamentali standard ce li hai. Qua no, così si vedono al tempo stesso persone con le lacrime agli occhi dalla gioia e gente furiosa, una di fianco all’altra.

La verità? E’ che siamo una razza gregaria, noi umani. Possiamo fare, fisicamente, con il nostro corpo, un sacco di cose seguendo un sacco di schemi comportamentali diversi. Solo che nella stragrande maggioranza dei casi non lo facciamo, per convenienza, abitudine sociale (o sociobiologica), senso di autorità. E ci dimentichiamo di quello che possiamo fare.

Ma ci sono altre cose che la nostra eredità genetica da animali gregari da branco ci ha consegnato: una grande adattabilità e soprattutto l’abilità di copiare le cose che fanno i nostri simili, quando riteniamo che ci siano utili.

Se uno pensa al 1848 e alla cosiddetta primavera dei popoli europea in questo modo, diventa tutto molto più comprensibile. E più o meno, al di là dell’enorme differenza di composizione sociale, mezzi di comunicazione, insomma tutto, non credo che per molte altre razze animali di questo pianeta un gruppo guardi il nido/tana/formicaio di fianco che fa un’innovazione che funziona e la copi subito. Magari dopo un po’. Ma non subito, ché per copiarla subito bisogna non dare a sé stessi il tempo di vedere che quella innovazione funziona davvero: è irrazionale, no? Pensateci.

Però ci piace. Insomma, siamo fatti in modo da poter osare, da usare l’immaginazione per fare cose grandi e contemporaneamente copiare -copiare male– quel che vediamo intorno. Siamo fatti male, forse. Però ogni tanto capita che così facendo, a tentoni, succeda che davvero si creano delle cose nuove. Che poi sono quelle in mezzo alle quali non ci si sa come comportare, perché fino a ieri nemmeno sapevi che potevi arrivare a fare quelle cose là. Il che ci riporta all’inizio del post.

[il titolo ovviamente è ripreso da questo -la vergogna cada su di voi se non lo sapevate]

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4 commenti

  1. Visto che ci sono, a proposito di Prince e del copiare, ecco una cover di un pezzo un po’ meno famoso del suddetto. In fondo cos’è una cover se non una copia autorizzata fatta dopo avere appurato il successo dell’originale? Ok, ammetto che mi sono preso alla sprovvista da solo, non ho trovato la versione originale…


  2. Uno dei migliori articoli su Fascinazioni delle ultime settimane, secondo me. Comunque credo che la discriminante sia tutta in quel “copiare subito vs. copiare dopo un po’”, non sono la faccia della stessa medaglia. Il fatto stesso di copiare mentre un certo qualcosa è in atto ti porta a comportarti differentemente rispetto al copiare a bocce ferme, perché se quel qualcosa ha avuto successo sei portato a seguirne le orme passo passo e magari il risultato non sarà quello sperato ed il raffronto non potrà che essere impietoso(non sempre, ma quasi). La bellezza del copiare, perché il genio è un grande copiatore in fondo (nel senso di copiatore capace) e farlo mentre quel qualcosa è in atto non può che naturalmente portarti a farne una copia personale, perché, ancora questo qualcosa, non è stato catalogato, sviscerato in ogni suo aspetto. Insomma è un po’ come Prince e Madonna, uno è il genietto di Minneapolis, l’altra, beh…magari un giorno ci sarà pur passata da Minneapolis se non altro. Allora capisco Prof. perché, pur avendo copiato pezzo per pezzo il suo compito, al Pettinari ha dato 6 e a me 4


    • E poi il Pettinari era già allora destinato a grandi cose (ma il prof era Sattanesi?)


      • No, professoressa di matematica



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