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Kebabträume in der Türmestadt, 2

8 febbraio 2011

Il primo capitolo, “ove si parla di carne speziata, questione curda, ordinanze xenofobe, turchi in Germania e post-punk” e che rimane stabilmente tra gli articoli più letti di questo blog, si trova qui.

Sempre io, l’altro giorno, in una pizzeria/kebabberia di via Petroni, in piena zona universitaria bolognese. Ora, la corta via Petroni è al tempo stesso molto facile e molto difficile da descrivere. Facile perché su un lato ci sono solo case, tranne un paio di locali, due paninerie verso il fondo e un negozio di biciclette: dall’altro vi è una successione di minimarket di alimentari e alcolici, kebabbari, pizzettari (tutti gestiti in prevalenza da stranieri, con netta prevalenza dell’area Pakistan-India-Bangladesh), e poco di più -degna di nota la presenza di un liutaio.

Kebab power

Perché è difficile spiegare via Petroni? Perché essa è sicuramente in piena zona universitaria ed abitata di conseguenza da un bel numero di universitari: al civico 5 c’è un condominio in cui, se c’è una festa in un appartamento, è festa in tutti (ricordate? a tal propostito comparve un articolo su D di Repubblica dove si cita una parte della redazione della redazione di Idioteca). Solo che non ci sono solo loro, ma lì e nelle strade adiacenti ci sono anche un bel po’ di residenti bolognesi in pianta stabile, di tutte le età. E non sono affatto, affatto contenti dello stato in cui versa via Petroni.

Perché anche se è viva, via Petroni, ci passa un sacco di gente e tutto sommato non è che ci siano delle sparatorie giornaliere, è vero che è sporca; è vero che spesso e volentieri vi stazionano personaggi poco raccomandabili; è vero che una via piena solo di negozietti di alimentari e kebabberie crea molto passaggio e poca sosta e restringe la fascia delle persone che quella via sentono “propria” e non “terra di nessuno”.

Ora, in soldoni: i residenti -che poi non sono tutti i residenti, sono il comitato di quelli che ci stanno- votano, immigrati e studenti no. Sarà forse per questo che, con la scusa del degrado, si fanno da anni speculazioni politiche sulla situazione lì e al Pratello. La giunta Cofferati non fu da meno e non risparmiò ordinanze draconiane quanto inutili ai fini del “recupero” (da chi, poi?) della zona e dannose per i negozianti -anche se, va ricordato, si era parallelamente lanciato un progetto rivolto agli esercenti di riconversione, finanziata, dei negozi in altre attività: il bando andò quasi deserto.

Ora, nel vuoto politico pressoché assoluto lasciato dal dopo-Delbono, il commissario Cancellieri, che Dio la abbia in gloria, vara un’ordinanza: in via Petroni e adiacenze le rivendite di alimentari e i locali in genere potranno scegliere: o vendere alcolici e chiudere alle 19, o rinunciare a farlo e chiudere all’1. Tutto questo “a causa del rumore e degli schiamazzi”, mentre tutti noi ci sentiamo mooolto più sicuri tornando a casa per vie vuote, buie e silenziose, non è così? O forse la sicurezza sta in cose così?

Gli esercenti raccolgono le firme per opporsi, ma l’ordinanza viene emessa. I pakistani devono chiudere prima.

Quel che nessuno ha capito è perché nella stessa ordinanza c’è l’imposizione dell’installazione di distributori automatici per le bevande (ANalcoliche) fresche: perché? Per quale c@%%° di motivo?  Comunque dicevamo sopra, “Sempre io, l’altro giorno, in una pizzeria/kebabberia di via Petroni, in piena zona universitaria bolognese.” Ordino, mi siedo a leggere il giornale, poi noto la mostruosità del distributore alle mie spalle.

– E questo?

– Ah, guarda, lascia stare…

– Ma è da tanto che c’è?

– No, da quando ha voluto la Comune.

– E perché il Comune ha fatto mettere i distributori?

– Io non so! Non so perché loro ha fatto mettere macchina! Sai quanto prendo io con la macchina che vengono a riempire? 20%! E nessuno comprare più da bere!

– Eh, immagino, un casino…

– Hai detto giusto, è un casino! Io non so perché loro ha voluto fare! Non serve a un cazzo! Questi sono la politici del Comune, ma loro non sa un cazzo! Adesso hanno fatto questa cosa, e cosa è cambiato? Loro vogliono che tutto cambia, però in fine non cambiare niente!

E io, sapendo quali parole il pizzaiolo stesse inconsapevolmente ripetendo, gli ho risposto “resistete!” e ho pensato che più che mai ce la si è presa con le persone sbagliate.

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