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“Via del Pratello, 41 -c’è la polizia con le pistole e i giubbotti antiproiettile”

29 maggio 2010

Dovessi dire come vorrei che finisse l’Idioteca, risponderei senz’altro:

Così \”Radio Alice, irruzione della polizia\” [occhio che la registrazione parte al min. 00:19]

certo, tutto considerato al mattino era appena successo questo:

(dài, che lo sapete cos’è… via Mascarella, i segni degli spari che uccisero Francesco Lorusso -la lapide è lì di fianco. Questo sempre perché, in Italia, se sei un poliziotto e vuoi essere sicuro di ammazzare qualcuno, devi sparare in aria. Sempre.)

Quindi sì, da molti punti di vista erano altri tempi. Però, in tempi di disimpegno e precarietà, una consolazione. Ricordate, ai tempi dell’Onda (…), una certa intervista?

Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che… «Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».

Per cui sì, consoliamoci: KoSSiga, quello, vuole menarci anche a noi (vedi commento al post).

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E con questo, a occhio, finiamo il riciclo. Nuove idee, please.

28 maggio 2010

(aggiusta il microfono) BZZZ -Si sente?
(Applausi dalla sala)
-Care compagne e cari compagni… (continuano gli applausi) grazie.
Care compagne e cari compagni, è con fermo proposito che mi presento
davanti a quest’assemblea. E, lasciatemelo dire, non sono del tutto
d’accordo con le conclusioni cui è giunto il compagno XXXXX poco prima
di me. Non si procedette noi alla gloriosa fondazione dell’Idioteca
per scavare un cuneo di socialità nel grigiore intellettuale di questa
città? E non si volle noi ricominciare dalle strade e dalle piazze
così spesso negate, senza chiedere il permesso per liberare i nostri
copri e i nostri immaginari? (dal fondo della sala: -Bene! -Bravo!)
Per comiciare da noi stessi, da tutte e tutti, a sognare e a costruire
dal basso una zona franca in questa città? (-è vero!) Allora, care
compagne e cari compagni, è d’uopo riannodare quei fili della memoria
che ci permettono di riflettere su noi stessi, di avere un punto
d’appoggio a partire dal quale lottare per una visione radicalmente
altra di questa società capitalistica? Sento dire d’ogni dove:
movimento, movimento! Ma, non è altresì vero che dobbiamo partire,
oggi più che mai, da un’analisi (dalla sala brusii, contestazioni:
-non è vero! Movimento!)… Compagni, vi prego. Un’analisi, dicevo, di
quello che è stato il movimento “storico” in questa città, di cui
siamo -piaccia o non piaccia- successori, ed interrogarci, anche, su
quelle che qualcuno ha chiamato le ragioni storiche di una sconfitta?
Come si fa a recuperare la fantasia del sogno se non innerviamo
profondamente la realtà e allo stesso tempo crediamo di essere i primi
a sognare? Se non sappiamo farlo insieme con qualcun altro, dandoci,
dando prima di tutto a noi stessi, gli strumenti culturali e sociali
perché l’Idioteca possa camminare da adulta con le proprie gambe
(-Bravo! -è così!)? Io intendo dunque, con gli altri compagni della
mozione, il lavoro culturale e letterario -che pure non dobbiamo
dimenticare nel suo momento “proprio”- come un tutt’uno con quello
sociale e politico che, ancora una volta, ci permetterà di parlare con
la voce forte della contestazione e del’immaginazione del nuovo a
questa città. Grazie. (convinti applausi)

Ok, tutta la parte prima non ha senso se non come divertissement
letterario-politico… Quel che volevo farvi sapere è che, se qualcuno
non l’avesse mai visto, è scaricabile gratuitamente in rete (e vai di
copyleft!) “Il trasloco”, documentario di Renato de Maria (-CHII?
-Quello di Paz… -AAAH…!) sul trasloco di un appartamento storico
del 77 bolognese con Bifo come voce narrante e un sacco di passaggi su
RadioAlice, Il Male, il femminismo e il movimento tutto -dura
un’oretta, guardatelo ORA:

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_trasloco (per informazioni)

http://www.ngvision.org/mediabase/212 (per scaricarlo, c’è il link in
basso sia dal mulo che dal sito proprio… buona visione!)

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