Posts Tagged ‘poesie’

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Calpestando l’oblio

4 febbraio 2011

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Calpestare l’oblio. Progetto culturale

Nato come opera poetica di impegno civile nel novembre 2009, capace di attirare l’attenzione non solo degli addetti ai lavori ma dei maggiori media nazionali, dall’8 gennaio 2010 “Calpestare l’oblio” si è auto-organizzato in un vasto movimento spontaneo di rivolta generale contro quello che i promotori hanno definito il “trentennio dell’interruzione culturale” e della “rimozione della coscienza critica”. Il progetto, coordinato da Davide Nota (rivista La Gru), Fabio Orecchini (rivista Argo e Beba Do Samba) e Valerio Cuccaroni (rivista Argo), ha prodotto finora 2 e-book, 2 edizioni cartacee, decine di incontri e 2 assemblee nazionali, 1 piattaforma programmatica, […] assieme all’elenco di tutti coloro – poeti, giornalisti, associazioni, sindacati, partiti, istituzioni – che hanno aderito al progetto finora.

Insomma, alla base c’è un’analisi: che il problema, il caso-Italia, sia anche o soprattutto un problema culturale. L’idea è rimettere in moto le energie critiche nei campi della cultura a partire da chi opera nel campo della poesia. Così dall’incontro/assemblea a Roma dell’8 gennaio scorso è nata una piattaforma programmatica:

unire le lotte di studenti, ricercatori, precari della scuola, operatori del mondo dello spettacolo, giornalisti, metalmeccanici; promuovere un’arte “contaminata”, ovvero un’arte che non solo racconti il presente, ma cammini nel presente e lotti per un futuro migliore; istituire un osservatorio sulla questione culturale italiana […]

E molto altro. Il resto lo trovate a questo indirizzo sul sito della rivista Argo. Vi troverete anche i link ai due e-book di poesie, la lista completa dei soggetti che compongono il progetto, la bozza di Osservatorio.Quel che vogliamo segnalare è che il prossimo incontro della rete è a

Bologna, Venerdì 11 febbraio 2011 dalle ore 18 alle 24, allo spazio occupato (…) Bartleby

Presente anche il nostro Massimiliano Chiamenti (sì, lui). Aggiornamenti a breve sul sito del Bartleby.

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“La porte”, Simone Weil

8 agosto 2010

S’è detto che il prossimo numero di Idioteca, che uscirà ai primi di settembre per un’iniziativa di cui presto scriveremo anche qui, sarà dedicato alla parola-chiave “(Pre)Fabbrica“. Mi raccomando, seguiteci sul blog!

Parlando di Fabbrica, scrittori, marxismo e poesia, tiriamo fuori dal cappello  un testo di Simone Weil. Come dite? Biografia? E biografia sia.

Simone Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943), per chi non la conoscesse bene, è stata una filosofa francese della prima metà del secolo scorso -a parere di chi scrive, una delle figure più influenti della filosofia religiosa, e non solo, del Novecento.

Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utile, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, un privilegio dal quale si escludono parecchi esseri umani per il fatto stesso di goderne, in breve un posto.

"Due forze regnano sull'universo: luce e pesantezza" Da 'L'ombra e la grazia'

Così scriveva ella stessa nel 1934, a 25 anni, nel saggio “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale” (leggetevi bene la voce su Wikipedia, fatta insolitamente bene): esso assomma le analisi di una giovanissima professoressa di filosofia al Liceo, di famiglia ebrea e cresciuta ascoltando le lezioni di alcuni dei docenti più influenti di allora, che critica le posizioni filosofiche ed economiche marxiane su una base ‘materialista’, con la critica al necessitarismo e rileggendo criticamente la categoria di oppressione. Coerente fino in fondo con le sue idee, deciderà di entrare nelle officine Renault per conoscere in prima persona e sul suo corpo (già provato da precedenti e precoci malattie) l’alienazione del lavoro di fabbrica alla catena di montaggio. Dalle lettere e dai diari di quel periodo scaturirà il libro La condizione operaia, pubblicato postumo.

Andrà poi a combattere coi repubblicani nella guerra civile spagnola, insieme agli anarchici, ospiterà Trotzkij a casa sua, continuerà a viaggiare per l’Europa approfondendo sempre più la radice religiosa del suo pensiero. In particolare nel saggio La prima radice tratterà la necessità umana del radicamento da un’Europa scossa dai venti di guerra e dal totalitarismo: la direzione cristiana e mistica si avverte anche nel suo rinnovato interesse per l’epica greca, per le radici della sua tragicità, il ruolo del destino individuale  e l’universo di forze che vi si dipinge.

"Io sono convinta che la sventura da un lato, e dall'altro la gioia come adesione pura e totale alla perfetta bellezza, implicando entrambe la perdita dell'esisitenza personale, siano le uniche due chiavi per mezzo delle quali ci è possibile entrare nel paese puro, il paese respirabile; il paese reale" Da 'La Grecia e le intuizioni precristiane'

Fugge da Parigi quando viene invasa dalle truppe tedesche per riparare a Londra e unirsi alla Resistenza francese in esilio. A causa del digiuno intrapreso per sentirsi unita ai suoi connazionali nel paese occupato, le sue già precarie condizioni di salute precipitano e Simone Weil muore, a soli 34 anni, nel sanatorio di Ashford.

Molti dei suoi scritti saranno raccolti dai suoi amici, e pubblicati postumi. Essi comprendono lettere, estratti dai suoi quaderni, frammenti e altro ancora. Una bibliografia parziale ma esauriente si trova QUI.

Non faccio volutamente una sintesi del suo pensiero, ce ne sono di ottime ovunque, le librerie e le biblioteche sono lì per questo.

Ora, il nostro testo; “La porta” -composto probabilmente tra il ’41 e il ’42 e pubblicato in S. Weil, “Poesie”, Milano, Mondadori, 1998.

La porte

Ouvrez-nous donc la porte et nous verrons les vergers,
Nous boirons leur eau froide où la lune a mis sa trace.
La longue route brûle ennemie aux étrangers.
Nous errons sans savoir et ne trouvons nulle place.

Nous voulons voir des fleurs. Ici la soif est sur nous.
Attendant et souffrant, nous voici devant la porte.
S’il le faut nous romprons cette porte avec nos coups.
Nous pressons et poussons, mais la barrière est trop forte.

Il faut languir, attendre et regarder vainement.
Nous regardons la porte ; elle est close, inébranlable.
Nous y fixons nos yeux ; nous pleurons sous le tourment ;
Nous la voyons toujours ; le poids du temps nous accable.

La porte est devant nous ; que nous sert-il de vouloir ?
Il vaut mieux s’en aller abandonnant l’espérance.
Nous n’entrerons jamais. Nous sommes las de la voir…
La porte en s’ouvrant laissa passer tant de silence

Que ni les vergers ne sont parus ni nulle fleur ;
Seul l’espace immense où sont le vide et la lumière
Fut soudain présent de part en part, combla le coeur,
Et lava les yeux presque aveugles sous la poussière.

[traduzione di Roberto Carifi, curatore dell’edizione uscita da Le Lettere di Firenze nel 1993:]

Aprite la porta, dunque, e vedremo i verzieri,
Berremo la loro acqua fredda che la luna ha traversato.
Il lungo cammino arde ostile agli stranieri.
Erriamo senza sapere e non troviamo luogo.Vogliamo vedere i fiori. Qui la sete ci sovrasta.
Sofferenti, in attesa, eccoci davanti alla porta.
Se occorre l’abbatteremo con i nostri colpi.
Incalziamo e spingiamo, ma la barriera è troppo forte.

Bisogna attendere, sfiniti, guardare invano.
Guardiamo la porta; è chiusa, intransitabile.
Vi fissiamo lo sguardo; nel tormento piangiamo;
Noi la vediamo sempre, gravati dal peso del tempo.

La porta è davanti a noi; a che serve desiderare ?
Meglio sarebbe andare senza più speranza.
Non entreremo mai. Siamo stanchi di vederla.
La porta aprendosi liberò tanto silenzio

che nessun fiore apparve, nè i verzieri;
Solo lo spazio immenso nel vuoto e nella luce
Apparve d’improvviso da parte a parte, colmò il cuore,
Lavò gli occhi quasi ciechi sotto la polvere.

Attenzione al contenuto multimediale a sorpresa: QUI la registrazione della poesia letta ad alta voce da Selma Weil, madre di Simone.

  • S. Weil, “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale”, a cura di G. Gaeta, Milano, Adelphi 1997 [5 ed. ma ristampa del 1983]

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à Mademoiselle ***

26 maggio 2010

Una sorta di appendice virtuale al numero di Carne. E soprattutto, ricomincia a far caldo e quindi le fanciulle si svestono. Se Verlaine fosse nato 50 anni dopo ne avrebbe fatto dell’ottimo jazz.

Rustique beauté

qu’on a dans les coins,

tu sens bon le foins,

la chair et l’été.

Tes trente-deux dents

de jeune animal

ne vont point trop mal

à tes yeux ardents.

Ton corps dépravant

sous tes habits courts,

-retroussés et lourds,

tes seins en avant,

Tes mollets farauds,

ton buste tentant,

-gai, comme inpudent,

ton cul ferm et gros,

nous boutent au sang

un feu bête et doux

qui nous rend tout fous,

croupe, rein et flanc.

Le petit vacher

tout fier de son cas,

le maître et ses gas,

le gas du berger,

Je meurs si je mens,

Je les trouve heureux.

Tout ces culs-terreux,

d’ être tes amants.

Traduzione in impoetica prosa, ché non c’ho voglia (prossima volta v’imparate il francese):

Rustica bellezza, che si possiede negli anfratti, tu dai profumo al fieno, alla carne e all’estate. I tuoi trentadue denti di giovane animale non stonano affatto coi tuoi occhi ardenti. Il tuo corpo eccitante (lett. depravante) sotto i tuoi abiti corti -tirati su e pesanti, i tuoi seni in avanti, i tuoi morbidi polpacci, il tuo busto tentatore .gaio, come impudente, il tuo culo sodo e grosso, ci iniettano nel sangue un fuoco bestiale e dolce che ci rende del tutto folli, schiena, reni e fianchi. Il piccolo vaccaro tutto fiero del suo letamaio, il padrone coi suoi peti, i peti del pastore, possa morire se mento!, io li trovo felici, tutti questi zoticoni, d’essere tuoi amanti.

E leggete i commenti, pleeease.

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Considero valore

3 marzo 2010

Considero valore ogni forma di vita,

la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finchè dura il pasto,

un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,

due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,

e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua,

riparare un paio di scarpe,

tacere in tempo,

accorrere a un grido,

chiedere permesso prima di sedersi,

provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,

qual’è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo,

la clausura della monaca,

la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare

e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi (2002)

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Non va via

25 febbraio 2010

Non va via il mal di gola che mi hai lasciato

Placche protuberanti in mucosa

Come sempre penso e mi autocensuro

Come sempre mi innamoro dell’aria

La stessa che mi graffia e occlude la trachea ora

La stessa così fredda e vuota a farmi sentir sola

Due mesi fa amavo ancora Marlèn,

dopo di lei Ludmilla , poi Sibel,

e ora amo te.

Mi chiedono che cosa significa allora per me amare

E io so dire solo banalità

Citare

Farfugliare.

So sconquassa da far male.

Sempre, anche quando è solo nostalgia

Mania

Della mia mente ipercinetica

Che deve avere per forza qualcuno

Da aspettare.

Voglio essere innamorata della vita per dio!

Di me stessa! Della libertà!

Voglio partire e vivere

E non stare qui a crogiolare

A darmi un motivo per campare…

Ma non credo abbastanza nel futuro, nella carriera,

penso che alla fin fine ogni mondo è paese

non credo ci sia una società propriamente migliore di un’altra

e quindi non desidero un altrove

ma solo una visione diversa del di qua.

Ella_Lou

Scritta il  19/12/2009

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