Archive for maggio 2010

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Prima dell’Idioband… “Non arrossire”

31 maggio 2010

Un raro reperto flimico dove ci viene mostrato un giovanissimo,e quasi irriconoscibile, Damiano Pergolis -che ha già però tutta l’elegante ironia e la raffinatezza che lo contraddistinguono oggi:

Referenze: “Non arrossire”, Giorgio Gaber al programma TV “Senza rete”, anno 1969

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“Via del Pratello, 41 -c’è la polizia con le pistole e i giubbotti antiproiettile”

29 maggio 2010

Dovessi dire come vorrei che finisse l’Idioteca, risponderei senz’altro:

Così \”Radio Alice, irruzione della polizia\” [occhio che la registrazione parte al min. 00:19]

certo, tutto considerato al mattino era appena successo questo:

(dài, che lo sapete cos’è… via Mascarella, i segni degli spari che uccisero Francesco Lorusso -la lapide è lì di fianco. Questo sempre perché, in Italia, se sei un poliziotto e vuoi essere sicuro di ammazzare qualcuno, devi sparare in aria. Sempre.)

Quindi sì, da molti punti di vista erano altri tempi. Però, in tempi di disimpegno e precarietà, una consolazione. Ricordate, ai tempi dell’Onda (…), una certa intervista?

Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che… «Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».

Per cui sì, consoliamoci: KoSSiga, quello, vuole menarci anche a noi (vedi commento al post).

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Oh, nothing could mean anything at all

28 maggio 2010

Parlando in un’intervista del disco da cui è tratta questa canzone (cioè “Wilco – The Album”), il cantante

summarised the main theme of the album as the acceptance of life’s uncertainties, stating:  “I think there’s a liberating nature to that concept […] It allows for a playfulness and an engagement in life that is more enjoyable than the alternative. I’ve aspired to convey some of those things for a long time now, maybe not so clearly before because it hasn’t been so clear to me. But I do believe that the greater ability you have to tolerate ambiguity, the more successfully you can steer your life. The alternative point of view – the complete dismissal of ambiguity, trying to rationalise irrationality – can be very destructive”

Traduzione per non-anglofoni? Traduzione. Però un po’ vi vizio…

“Penso che vi sia una natura liberatoria in questo concetto (di accettare le incertezze della vita, NdR) Ci permette una giocosità ed un impegno nella vita, molto più coinvolgenti dell’alternativa a ciò. Aspiravo a trasmettere alcune di queste cose da un sacco di tempo, forse non così chiaramente prima d’ora perché non erano chiare nemmeno a me. Ma credo proprio che tanto maggiore è la tua abilità nell’accettare l’ambiguità, meglio riesci ad orientare la tua vita. Il punto di vista opposto -la completa rimozione di ogni ambiguità, tentando di razionalizzare l’irrazionalità- può essere parecchio distruttivo.”  Eggià…

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E con questo, a occhio, finiamo il riciclo. Nuove idee, please.

28 maggio 2010

(aggiusta il microfono) BZZZ -Si sente?
(Applausi dalla sala)
-Care compagne e cari compagni… (continuano gli applausi) grazie.
Care compagne e cari compagni, è con fermo proposito che mi presento
davanti a quest’assemblea. E, lasciatemelo dire, non sono del tutto
d’accordo con le conclusioni cui è giunto il compagno XXXXX poco prima
di me. Non si procedette noi alla gloriosa fondazione dell’Idioteca
per scavare un cuneo di socialità nel grigiore intellettuale di questa
città? E non si volle noi ricominciare dalle strade e dalle piazze
così spesso negate, senza chiedere il permesso per liberare i nostri
copri e i nostri immaginari? (dal fondo della sala: -Bene! -Bravo!)
Per comiciare da noi stessi, da tutte e tutti, a sognare e a costruire
dal basso una zona franca in questa città? (-è vero!) Allora, care
compagne e cari compagni, è d’uopo riannodare quei fili della memoria
che ci permettono di riflettere su noi stessi, di avere un punto
d’appoggio a partire dal quale lottare per una visione radicalmente
altra di questa società capitalistica? Sento dire d’ogni dove:
movimento, movimento! Ma, non è altresì vero che dobbiamo partire,
oggi più che mai, da un’analisi (dalla sala brusii, contestazioni:
-non è vero! Movimento!)… Compagni, vi prego. Un’analisi, dicevo, di
quello che è stato il movimento “storico” in questa città, di cui
siamo -piaccia o non piaccia- successori, ed interrogarci, anche, su
quelle che qualcuno ha chiamato le ragioni storiche di una sconfitta?
Come si fa a recuperare la fantasia del sogno se non innerviamo
profondamente la realtà e allo stesso tempo crediamo di essere i primi
a sognare? Se non sappiamo farlo insieme con qualcun altro, dandoci,
dando prima di tutto a noi stessi, gli strumenti culturali e sociali
perché l’Idioteca possa camminare da adulta con le proprie gambe
(-Bravo! -è così!)? Io intendo dunque, con gli altri compagni della
mozione, il lavoro culturale e letterario -che pure non dobbiamo
dimenticare nel suo momento “proprio”- come un tutt’uno con quello
sociale e politico che, ancora una volta, ci permetterà di parlare con
la voce forte della contestazione e del’immaginazione del nuovo a
questa città. Grazie. (convinti applausi)

Ok, tutta la parte prima non ha senso se non come divertissement
letterario-politico… Quel che volevo farvi sapere è che, se qualcuno
non l’avesse mai visto, è scaricabile gratuitamente in rete (e vai di
copyleft!) “Il trasloco”, documentario di Renato de Maria (-CHII?
-Quello di Paz… -AAAH…!) sul trasloco di un appartamento storico
del 77 bolognese con Bifo come voce narrante e un sacco di passaggi su
RadioAlice, Il Male, il femminismo e il movimento tutto -dura
un’oretta, guardatelo ORA:

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_trasloco (per informazioni)

http://www.ngvision.org/mediabase/212 (per scaricarlo, c’è il link in
basso sia dal mulo che dal sito proprio… buona visione!)

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Ancora più inquietante…!

28 maggio 2010

Gabriele Zobele at his very best

 

Ma quello.. quello è… Un cartello di DIVIETO DI SOSTA!

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Una Parola per oggi

27 maggio 2010

A friend in need’s a friend indeed

a friend with weed is better

A friend with breasts and all the rest,

a friend who’s dressed in leather

Placebo, “Pure Morning”, traccia 1 da “Without you I’m nothing” (1998)

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à Mademoiselle ***

26 maggio 2010

Una sorta di appendice virtuale al numero di Carne. E soprattutto, ricomincia a far caldo e quindi le fanciulle si svestono. Se Verlaine fosse nato 50 anni dopo ne avrebbe fatto dell’ottimo jazz.

Rustique beauté

qu’on a dans les coins,

tu sens bon le foins,

la chair et l’été.

Tes trente-deux dents

de jeune animal

ne vont point trop mal

à tes yeux ardents.

Ton corps dépravant

sous tes habits courts,

-retroussés et lourds,

tes seins en avant,

Tes mollets farauds,

ton buste tentant,

-gai, comme inpudent,

ton cul ferm et gros,

nous boutent au sang

un feu bête et doux

qui nous rend tout fous,

croupe, rein et flanc.

Le petit vacher

tout fier de son cas,

le maître et ses gas,

le gas du berger,

Je meurs si je mens,

Je les trouve heureux.

Tout ces culs-terreux,

d’ être tes amants.

Traduzione in impoetica prosa, ché non c’ho voglia (prossima volta v’imparate il francese):

Rustica bellezza, che si possiede negli anfratti, tu dai profumo al fieno, alla carne e all’estate. I tuoi trentadue denti di giovane animale non stonano affatto coi tuoi occhi ardenti. Il tuo corpo eccitante (lett. depravante) sotto i tuoi abiti corti -tirati su e pesanti, i tuoi seni in avanti, i tuoi morbidi polpacci, il tuo busto tentatore .gaio, come impudente, il tuo culo sodo e grosso, ci iniettano nel sangue un fuoco bestiale e dolce che ci rende del tutto folli, schiena, reni e fianchi. Il piccolo vaccaro tutto fiero del suo letamaio, il padrone coi suoi peti, i peti del pastore, possa morire se mento!, io li trovo felici, tutti questi zoticoni, d’essere tuoi amanti.

E leggete i commenti, pleeease.

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